Barcolana 2015. Regata

13 ottobre 2015. A Trieste è la mattina della Barcolana, e la tensione che dovrebbe esserci, e c’è, è stranamente stemperata. Ci siamo svegliati su Shasa (si dorme bene a bordo, specie dopo una traversata come quella di ieri!) dopo una notte di forte Bora, ma ora c’è una bella calma, e non solo di vento.

Uno alla volta arrivano i membri dell’equipaggio e siamo già completamente immersi nei preparativi per La Regata. Sulla “vecchia” (gloriosa) randa il numero velico è ancora quello di Asterix, e Fabrizio e Filo sono indaffarati a staccare e riattaccare strisce di tela gommata per trasformare, come pirati intenti ad occultare un intero veliero, il precedente 10936 nel nostro altisonante ITA16803.

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Preparativi su Shasa la mattina

Preparativi su Shasa la mattina

Ma non è finita, uno strappo di 10cm decora la randa vicino all’albero a circa 1/3 della ralinga. Fabrizio mi promuove velaio armandomi di ago da vela, filo in dacron e ampie porzioni di tela adesiva da vela. Nella “calma” relativa del Molo IV (tutti intorno stanno friggendo come bambini la mattina di Natale, mancano meno di due ore al via), sotto le mie mani incerte prende vita un decoroso rattoppo. Sbarchiamo sulla macchina dei Gatti tutto quello che è possibile sbarcare, ovvero i bagagli inutili, i tendalini, il caro vecchio genoa (detto “il Mutandone”, che nel 2012 mi battezzò il dorso delle mani alla mia prima Barcolana).

Salutando regalmente verso terra, salpiamo, con un equipaggio meravigliosamente ricco. Siamo in 10! Non solo c’è il “solito” #ShasaDreamteam (oggi in versione agonistica o “tocca fare anche lo spi”):

Fabrizio – Timone, tattica, sveglia equipaggio
Giuliano – Tailer
Filo – Tailer
Lia – Tastiere, Albero, Aiuto prodiere
Jacopo – Prodiere

In più abbiamo l’onore di avere a bordo come passeggeri De Luxe P. con le bimbe (C. e L.), A. e Manu (alla quale vanno i gradi onorari per aver sostenuto la traversata di ieri senza mai un lamento!).

Si sta strettini, ma Shasa anche oggi si dimostra più grande di quel che è e in pochi minuti ognuno trova il suo posticino senza disturbare gli altri. Avvicinandosi alla linea di partenza il clima a bordo è fantastico, sia per la bellezza di trovarsi in mezzo a 1.600 barche, sia perché a parte Manu tutte le nostre passeggere sono alla prima Barcolana e quindi ognuno si industria a spiegare cosa sta succedendo, cosa succederà, e guarda che bella la città da qui, e guarda che grande quella barca là, e guarda quanti siamo… A pochi minuti dal bùm il DreamTeam inizia, un po’ svogliatamente visto il clima a bordo, a mettersi all’opera, spegniamo il motore e la magia ha inizio.

Pochi minuti alla partenza

Pochi minuti alla partenza…

Intorno c’è quasi un silenzio irreale per la Barcolana, c’è poca concitazione o forse siamo noi ancora addormentati… Fabrizio, che come sempre ha mille occhi e scandaglia l’intorno come un radar, sceglie una tattica un pochino attendista restando leggermente indietro. Meno 3 minuti: siamo ancora un po’ lontani dalla linea, qui (proprio sotto l’altipiano) c’è poco vento e rischiamo di partire lunghi… Apriamo il genoa, e a quanto pare acceleriamo sfilando nel gruppo e BOOM! A quanto pare siamo partiti. A quanto pare siamo proprio dove volevamo essere, dopo aver sognato tanto questo momento, dopo le tante fatiche per essere qui ora…

Il campo di regata della Barcolana 2015

Il campo di regata della Barcolana 2015

L’orizzonte è una striscia di sole, sopra la boa là in fondo, e guarda che bello il cielo pieno di nuvole grigie che si aprono, ma guarda che bello quel raggio di sole, lì attraverso il genoa… Ommerda!

Poco prima del colpo di cannone avevamo trovato un bello sbrego di 50cm alla balumina della vela di prua: due ferzi si erano scollati. Questo bellissimo genoa ha un solo difetto: è uscito dalla fabbrica ipertecnologico e quindi senza un punto di cucitura, ma poi il tempo (tanto) è passato e il sole ha seccato la colla (tecnologica era quando uscì dalla fabbrica!), un pezzo alla volta si sta aprendo tutto. Il rischio è che la scollatura continui fino a prua, quindi appena siamo liberi di manovrare un minimo Fabrizio comanda: “Jacopo e Lia, dovete tirare giù quel genoa e rattopparlo!”. Ma non prima di aver issato lo spi. È il mio momento: giriamo il circuito, mi incasino col tangone un paio di volte, poi con una scotta, poi mi incasino con la campana, poi col caricabasso, poi non so più bene con cosa perché nel frattempo mi sto ancora incasinando con dell’altra roba lì a prua ma alla fine sono all’albero attaccato alla drizza e flap! Abbiamo aperto il nostro bellissimo spi verde (K626). E ammainiamo il genoa.

Sopra di noi nuvole fosche, dietro la calma piatta sotto Monte Grisa, Shasa sta viaggiando a qualche nodo a tutto spinnaker, portato dalla superba triplice Fabrizio-Giuliano-Filo (lo spinnaker prevede una continua e armoniosa interazione tra il timoniere e i tailer). Se avessimo tempo di guardarci intorno vedremmo altre barche sfilare verso la nostra scia. Shasa va!

Invece, per me e Lia, a prua è buio pesto. Abbiamo una vela di 40mq arrotolata in uno spazio minuscolo nella quale siamo letteralmente immersi, e di cui dobbiamo esporre la parte malata su una superficie piana, accoppiare perfettamente i bordi e rattopparli con tela da vela e gray tape. Ovviamente su entrambi i lati, quindi finito da una parte si ricomincia, non prima di aver rivoltato quasi tutta la vela…

Ci mettiamo 45′, durante i quali mezzo Dreamteam ha rapidamente portato Shasa verso la Boa 1. Nel frattempo Lia ed io abbiamo costantemente faticato e sudato, penando per stare inginocchiati e stendere un “tessuto” duro, spesso e imprendibile, tesi come corde di violino per fare un lavoro decente, mentre dal pozzetto ci fanno il countdown preoccupati… Dobbiamo finire prima di arrivare in boa (il lato successivo è bolina!). Appena il tempo di dire “Finito!” e siamo praticamente in boa. A prua staremmo tirando il fiato guardandoci intorno per la prima volta dalla partenza (che bello il nostro spi verde! E guarda quanto abbiamo recuperato!) ma Fabrizio è puntuale come un orologio e ci suona la sveglia: “Jacopo e Lia, volete tirare su quel cazzo di genoa!?!”

Altra fatica per issare il genoa (riscopro il mio rapporto di amore-odio col feeder) e rullarlo che già si deve ammainare lo spi. La manovra, stavolta, è semplicemente perfetta, anche grazie ad A. che risucchia la vela sotto coperta attraverso il passauomo. Nella solita concitazione che si crea attorno alle boe noi apriamo il genoa e giriamo comodi in pochi secondi. Inizia la bolina! Prima larga fino alla Boa 2, poi più stretta verso la Boa 3.

Le tante barche dietro di noi mentre siamo in bolina

Le tante barche dietro di noi mentre siamo già in bolina

20151011_133709_rotatedAppena è tutto calmo e ritroviamo una posizione di riposo, incrocio lo sguardo con Lia e indicando il rattoppo del genoa sussurro un “sembra reggere!” (meglio non farsi sentire troppo, in barca c’è sempre qualche superstizioso). Shasa continua a superare diverse barche molto più grandi (grazie ai super-poteri di Fabrizio) e in più facciamo un angolo decisamente buono (c’è chi fa meglio, lì sulla nostra destra, ma sono dei mostri tecnologici). Il vento è cresciuto a 15-20-25 nodi, genoa e randa sono tesati a ferro, c’è una timida onda, quindi siamo belli sbandati e tocca stare (bimbe escluse) sopravvento per raddrizzare. Voliamo a 6 nodi, e tutti a bordo intuiscono la velocità e l’emozione di una regata in cui probabilmente non saremo “tra gli ultimi” ma “tra i primi”. Dalla falchetta scorgo sul volto di A. e P. quella combinazione sorrisetto-stretto-e-occhi-strizzati che illumina di soddisfazione il viso di Fabrizio nei momenti in cui ci stiamo conquistando la gloria sul campo di regata. La consapevolezza di andare bene permea tutti, a bordo, quando stiamo andando così da una buona mezz’ora e abbiamo già superato la metà del lato lungo di bolina. Abbiamo finalmente individuato la boa 3 sotto Santa Croce, mentre il vento sta girando a nostro favore e il cielo si è aperto sopra Trieste, per indicarci la nostra destinazione finale incendiandola di luce. Calma, arriviamo. Fabrizio sta già studiando le traiettorie di chi ha virato per la poppa finale (sempre tenersi lontani dalla costa e dal suo effetto ombra sul mare!) e dalla falchetta facciamo un rapido conteggio: siamo sicuramente nel primo 20% di imbarcazioni e stiamo continuando a guadagnare acqua… la magia di Shasa sta prendendo tutti noi, adesso che… BOOOOAAMM!

Il genoa. È esploso. Il nostro rattoppo, fatto in emergenza e in temporanea sospensione da lucidità, ha ceduto sotto la bolina tirata strettissima e il battere sull’onda. La vela è aperta in due da poppa a prua e sbatte inutile al vento e con essa il nostro sogno di Barcolana: il genoa di rispetto (il caro Mutandone) è rimasto a terra!

Ammainiamo il povero genoa e mesti diamo motore verso Trieste. Ci superano diverse barche molto più grandi di noi, con le quali scambiamo amichevoli considerazioni a voce alta (“Ciao! Ma voi non siete quelli che avevamo superato un’ora fa, quando avevamo ancora il genoa intero? Buon vento!”).

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Una luminosa Trieste accoglie il nostro rientro anticipato

Il malumore da mestizia-pive-nel-sacco non s’addice allo Shasadreamteam, e nonostante tutto quando arriviamo a Trieste siamo allegri e gioiosi come bambini. Abbiamo toccato con mano la magia, abbiamo sognato ad occhi aperti e questo ci ha comunque riempito di gratitudine e contentezza. Inutile pensare ai tanti “E se invece avessimo fatto così…”, quel che è fatto è fatto, godiamoci il presente, l’essere stati perfetti fino al patatràc, lo spettacolo di questa città bellissima, di queste mille e più barche che stanno arrivando, dell’essere stati per la prima volta tutti insieme a godere di un meteo quasi perfetto (viste le premesse…) per il nostro essere in 10 a bordo… Ecco, forse l’avere tanti adorabili affetti a bordo ha contribuito a rendere tutto meno agonistico ma più sentito e vivo. Per una volta, per tutti noi, quel che è stato è stato perfetto come quel che sarebbe stato.

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il Mutandone pronto ad essere murato

Separarsi è sempre doloroso, ma siamo (è così inspiegabile?) tutti sereni e contenti. Un ormeggio temporaneo al Molo IV per rassettare tutto, scaricare l’equipaggio che ripartirà via terra e riportare a bordo il Mutandone. La magia di questa giornata piano piano si stempererà nella trepidazione per l’imminente traversata che ci aspetta, non appena avremo mollato gli ormeggi e avremo fatto ciao ciao ai Gatti (strano traversare senza di loro), a P. e alle bimbe, ad A.. Ma per ora siamo ancora tutti qui, sparsi intorno a Shasa, all’ombra di Ursus, immersi nella maledetta baby dance dei gonfiabili e uniti negli occhi consapevoli dei compagni.

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